Ecco qui il Making off 

 

3….2….1…. “CIAK!” SI GIRA….LA STORIA

“Sicut umbra dies nostri”: “COME L’OMBRA I GIORNI NOSTRI”.

Il ritrovamento dello scheletro più antico trovato in regione testimonia certamente la ricchezza del nostro territorio nel corso della storia. L’individuo femminile, alto circa 150 cm e deposto supino con le braccia distese lungo i fianchi e le mani accostate sulla regione pubica, risale all’incirca a 8.000 anni fa. In Italia le sepolture mesolitiche sono rare, per questo il ritrovamento nel recesso più interno del riparo sottoroccia di Vatte di Zambana del 1968 rappresenta una sensazionale scoperta. La tomba, ricoperta di pietre, conteneva dell’ocra rossa, una sostanza colorante utilizzabile per la concia delle pelli che doveva senza dubbio assumere significati simbolici nelle cerimonie magico-religiose.
I bivacchi dei cacciatori mesolitici in Trentino sono un centinaio. Presumibilmente, anche la nostra “donna di Vatte”, vissuta all’epoca per ben cinquant’anni, si nutriva di tassi, donnole, stambecchi. Ma anche di frutta, molluschi di acqua dolce e pesce. Di certo era coinvolta nella costruzioni di arpioncini, lamette e punte di freccia. I cacciatori mesolitici conoscevano bene la montagna e i suoi sentieri e si tramandavano di padre in figlio i segreti delle “piste” degli animali. Ciò che più ci accomuna ai nostri antenati è forse proprio l’attaccamento al territorio, e i segreti legati alla nostra storia che, magari inconsapevolmente, sappiamo tramandare di generazione in generazione.

 

C’ERA UNA VOLTA, NEL MESOLITICO…

Il ritrovamento dello scheletro più antico trovato in regione testimonia certamente la ricchezza del nostro territorio nel corso della storia. L’individuo femminile, alto circa 150 cm e deposto supino con le braccia distese lungo i fianchi e le mani accostate sulla regione pubica, risale all’incirca a 8.000 anni fa. In Italia le sepolture mesolitiche sono rare, per questo il ritrovamento nel recesso più interno del riparo sottoroccia di Vatte di Zambana del 1968 rappresenta una sensazionale scoperta. La tomba, ricoperta di pietre, conteneva dell’ocra rossa, una sostanza colorante utilizzabile per la concia delle pelli che doveva senza dubbio assumere significati simbolici nelle cerimonie magico-religiose.
I bivacchi dei cacciatori mesolitici in Trentino sono un centinaio. Presumibilmente, anche la nostra “donna di Vatte”, vissuta all’epoca per ben cinquant’anni, si nutriva di tassi, donnole, stambecchi. Ma anche di frutta, molluschi di acqua dolce e pesce. Di certo era coinvolta nella costruzioni di arpioncini, lamette e punte di freccia. I cacciatori mesolitici conoscevano bene la montagna e i suoi sentieri e si tramandavano di padre in figlio i segreti delle “piste” degli animali. Ciò che più ci accomuna ai nostri antenati è forse proprio l’attaccamento al territorio, e i segreti legati alla nostra storia che, magari inconsapevolmente, sappiamo tramandare di generazione in generazione.